La Bohéme di G. Puccini

Dopo aver esplorato un po’ di letteratura e saggistica legate a Traviata (LEGGI) e Rigoletto (LEGGI) passiamo a un altro immenso operista e a uno dei suoi capolavori immortali: sto parlando naturalmente di Giacomo Puccini e di quella meraviglia che è la Bohéme.
Sì, scusate, non riesco ad essere oggettiva quando si parla della Bohéme, è più forte di me! E’ un’opera così vera, autentica nella sua semplicità e così pura nella sua dolorosa bellezza, che non mi stanco mai di suonarla, dirigerla o anche solo parlarne. Quindi a un certo punto fermatemi, o si fa mezzanotte.

Forse non tutti sanno che la genesi dell’opera è legata a una vera e propria sfida tra big: per puro caso, Puccini e Leoncavallo scoprirono di essere al lavoro contemporaneamente su libretti ispirati al medesimo dramma, Scènes de la vie de bohème di Murger. Puccini chiosò l’avvenimento con una frase lapidaria, che testimonia la sua consapevolezza di avere tra le mani un piccolo gioiello: “Egli musichi, io musicherò. Il pubblico giudicherà”, quasi una profezia. Se siete curiosi di dare un’occhiata allo spartito di Leoncavallo, lo trovate qui.

Ecco qualche gustosa lettura per accompagnare lo studio del capolavoro pucciniano, un vero e proprio must per tutti i maestri collaboratori (assieme a Traviata e Barbiere, la Bohéme è forse l’opera che vi capiterà di suonare con maggiori probabilità).

Come sempre, iniziamo dalla fonte letteraria: Henri Murger, “Scènes de la vie de bohéme”, tradotto in italiano, è più che un romanzo una sorta di serie di squarci, bozzetti, atmosfere parigine che costituiscono la base dell’ambientazione fissata poi da Giacosa e Illica nel libretto dell’opera. Grande fonte di ispirazione non solo per Puccini, ma come abbiamo visto per Leoncavallo e in epoca moderna per Kaurismaki (La vie de bohéme) e Larson (Rent).

Per lo spartito ecco le varie opzioni: copertina rigida rossa Ricordi, copertina flessibile e l’immancabile partitura, sempre Ricordi. C’è anche la partitura Dover, più economica, ma in linea di massima starei sulla Ricordi. Importante dare uno sguardo alla partitura, magari seguendo una registrazione: sullo spartito canto piano spesso vengono omesse alcune importanti linee melodiche interne che può essere utile annotarsi.

Se iniziate lo studio di una qualunque opera di Puccini, c’è una Bibbia senza la quale non dovreste mai muovervi: “Puccini interprete di se stesso” di Luigi Ricci è un prontuario da tenere sempre in tasca che riporta fedelmente tutte le intenzioni dell’autore e che aiuta a comprendere meglio il senso di alcune tradizioni interpretative giunte fino a noi. Essenziale.

Un libro molto accurato sulla vita e le opere di Puccini è quello di Julian Budden, “Puccini”. Un’opera fondamentale per approfondire la conoscenza sul grande operista.

La genesi del libretto della Bohéme non fu affatto lineare: “Verso Bohéme” di Virgilio Bernardoni mostra l’interessante percorso di elaborazione, ricerca e rifacimenti che ha segnato il lavoro di scrittura dell’opera. Grazie agli archivi di Illica e Giacosa è stato possibile ricostruire il processo di stesura e le varie fasi di selezione e assemblaggio delle parti che lo compongono.

Per me molto interessante anche “Giacomo Puccini. Il romanzo della vita” di Giuseppe Adami. Un meraviglioso ritratto dalle scene di vita più quotidiana ai trionfi teatrali: Adami fu il librettista di alcune opere di Puccini, tra cui Turandot e la Rondine, e il suo sguardo coglie sicuramente delle sfumature che solo a uno stretto collaboratore si sarebbero potute palesare.

Un bel libro non solo su Puccini, ma che offre una meravigliosa panoramica sullo sviluppo del melodramma italiano da Rossini al verismo, è “Addio fiorito asil” di Rubens Tedeschi: si tratta di una serie di saggi sulle figure più significative del mondo operistico ottocentesco che presenta molte interessanti letture trasversali sul tema. Purtroppo fuori commercio, ma un buon usato è sicuramente ancora in circolazione.

Recentemente ho avuto occasione di confrontarmi con un ottimo maestro che mi ha fatto capire come le lettere possano rivelarsi non solo interessanti spunti di lettura, ma anche fonti preziosissime di materiale utile all’interpretazione musicale. Una parola, una frase, un acceso confronto su una tematica può rivelare molte cose su un compositore, a volte ben più di un’analisi musicale. Ecco perché penso che un buon investimento sia quello di avere nella propria biblioteca le raccolte epistolari dei nostri compositori più amati: a questi link trovate una vera pietra miliare: l’Epistolario 1877-1896, e l’Epistolario 1897-1901.

Un altro bel libro di carattere trasversale per approfondire il melodramma pucciniano è “Catastrofi sentimentali” di Daniele Martino, una disamina su “Puccini e la sindrome pucciniana: quell’intreccio perfetto e perverso di sentimenti, di conflitti, di sofferenze e di catarsi che preesiste alla drammaturgia di Puccini e che sopravvive, in forme nuove, anche dopo Puccini”.

Per chi legge in inglese, segnalo questo libro di William Berger (che personalmente ho apprezzato molto per il sagace umorismo e la grande preparazione nel suo “Wagner without fear“): “Puccini without excuses”! Vi lascio con la domanda di partenza del suo libro: “What is the art of Puccini about? Why does it continue to captivate people, either directly in the opera house or in the many other forms where it is experienced? Since opera is the total performing arts experience, what is the most total way to experience it?”.

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