Corso per Maestri collaboratori

Corso di Pianoforte (indirizzo Maestri collaboratori)
Accademia Musicale Europea, Erba (CO)
novembre-giugno 2019-2020
M° Margherita Colombo

CHE COS’È?

Si tratta di un corso destinato agli allievi di Pianoforte che desiderano approfondire la propria competenza nell’ambito dell’accompagnamento strumentale e vocale. Sono previsti diversi livelli a seconda del grado di preparazione tecnica dell’allievo:
– Corso Base
– Corsi di Specializzazione di I e II livello
– Corso annuale di perfezionamento (8 incontri mensili)

L’accompagnamento pianistico è una pratica entusiasmante e impegnativa che richiede elevate competenze pianistiche, conoscenza del repertorio e degli strumenti che si vanno ad accompagnare, competenze in campo vocale in caso di accompagnamento di cantanti, ottime doti di lettura a prima vista e una grande sensibilità musicale. Un buon accompagnamento è in grado di elevare qualitativamente la performance del solista, quindi è oltre che un fondamentale supporto artistico, un importantissimo tassello dell’interpretazione musicale complessiva.

CORSO BASE

Il corso è strutturato come un normale corso di pianoforte che mira a una formazione più completa e variegata dello studente in un’ottica professionalizzante con l’aggiunta di ore di laboratorio operistico, pratica guidata di accompagnamento nelle classi di strumento e canto e materie complementari essenziali alla maturazione artistica di un pianista accompagnatore (lettura a prima vista, lettura della partitura, tecniche di direzione e concertazione).

– Tecnica e repertorio pianistico adeguati alla preparazione pianistica dell’allievo
– Lettura a prima vista
– Fondamenti di lettura della partitura
– Pratica dell’accompagnamento strumentale

1 lezione settimanale di pianoforte (individuale)
1 lezione settimanale (individuale o collettiva) di materie complementari (lettura a prima vista, lettura della partitura)
2 lezioni mensili di pratica dell’accompagnamento (individuale o in collaborazione con le classi di strumento)

Costo: €150,00/mese  – lezioni: mercoledì

CORSO di specializzazione

Il corso è strutturato come un normale corso di pianoforte che mira a una formazione più completa e variegata dello studente in un’ottica professionalizzante con l’aggiunta di ore di laboratorio operistico, pratica guidata di accompagnamento nelle classi di strumento e canto e materie complementari essenziali alla maturazione artistica di un pianista accompagnatore (lettura a prima vista, lettura della partitura, tecniche di direzione e concertazione).

LIVELLO I – Specializzazione

– Tecnica e repertorio pianistico adeguati alla preparazione pianistica dell’allievo
– Lettura a prima vista
– Lettura della partitura
– Fondamenti di concertazione
– Pratica dell’accompagnamento strumentale
– Introduzione al repertorio operistico

1 lezione settimanale di pianoforte (individuale)
1 lezione settimanale (individuale o collettiva) di materie complementari (lettura a prima vista, lettura della partitura)
2 lezioni mensili di storia del repertorio (collettiva)
2 lezioni mensili di pratica dell’accompagnamento o laboratorio operistico

Costo: €250,00/mese – lezioni: sabato

LIVELLO II – Specializzazione

– Tecnica e repertorio pianistico adeguati alla preparazione pianistica dell’allievo
– Lettura a prima vista
– Lettura della partitura
– Tecniche di direzione
– Pratica dell’accompagnamento strumentale
– Pratica e repertorio operistico

1 lezione settimanale di pianoforte (individuale)
1 lezione settimanale (individuale) di materie complementari (lettura a prima vista, lettura della partitura)
2 lezioni mensili di tecniche di direzione (collettiva)
2 lezioni mensili di laboratorio operistico

Costo: €280,00/mese – lezioni: sabato

CORSO DI PERFEZIONAMENTO

Destinato ai pianisti già in possesso di competenze pianistiche elevate (diploma di pianoforte o triennio/biennio), si tratta di un pacchetto di otto incontri da due ore ciascuno a cadenza mensile (novembre-giugno) o personalizzata in base alle esigenze dell’allievo, compatibilmente con la disponibilità della docente e dell’Accademia. Il programma, interamente personalizzabile, viene concordato all’inizio del corso e può consistere in:
– preparazione di opere complete o parti di esse a scelta
– studio e preparazione di repertorio da audizione
– studio del repertorio basilare del maestro collaboratore

1 incontro mensile individuale (2 ore)

Costo: in via di definizione – lezioni: sabato

Info ed iscrizioniaccademiadimusica@libero.it – tel.: 031.626519
http://www.accademiadimusica.org/2019/10/12/10775/

L’arte dell’accompagnamento

Di teatro e di insegnamento: chiacchiere sparse

Sempre più pianisti scelgono la strada del maestro collaboratore o pianista accompagnatore, che dir si voglia. Le ragioni dietro a questa scelta sono molteplici e sicuramente riflettono un momento storico che stiamo attraversando: fare della musica la propria professione è un atto coraggioso, controcorrente e che richiede una buona dose di tenacia e adattamento. Sono purtroppo lontani i tempi in cui l’artista era acclamato, ricercato, studiato dal pubblico e dai critici: “fare il pianista” oggi può avere una miriade di sfaccettature che sono diventate parte della professione. Un pianista studia, ricerca, insegna, accompagna, improvvisa, fa crossover, classica, jazz, leggera, opera. I tempi sono cambiati e ritengo che sia ora di vedere questo mutamento come un arricchimento, non come una perdita.

Anche la professione del maestro collaboratore è cambiata. Una volta l’unico modo per apprendere il mestiere era, similmente al lavoro di un artigiano, “andare a bottega”: ovvero cercare di bazzicare i teatri non solo per ascoltare e ammirare un’opera, ma anche e soprattutto passando dalla porta sul retro e studiare l’ambiente delle prove, osservare i cantanti, carpire i segreti della direzione dai grandi maestri, per i più meritevoli accostarsi a un maestro collaboratore di sala o a un maestro sostituto e, nel migliore dei casi, sostituirlo in caso di necessità fino a raggiungere lo status di maestro collaboratore. L’opera la si imparava forse nel modo più bello, annusando l’odore delle assi di legno del palcoscenico, aiutando il capomacchinista a chiudere il sipario, annotandosi mentalmente i fiati e i tempi dei grandi cantanti e direttori e sognando da vicino i grandi duetti d’amore di Puccini o Donizetti.

Vista la crescente richiesta di “manodopera qualificata”, oggi molti conservatori dedicano maggiore spazio alla figura del maestro collaboratore, ritagliando corsi appositamente studiati per formare figure preparate ad affrontare il mondo del teatro d’opera. Purtroppo però non sempre i docenti provengono da quel mondo verso il quale vorrebbero proiettare i propri allievi: ne conseguono disinformazione, mancanza di accuratezza nella preparazione e – talvolta – studi di livello non adeguato.

Permane infatti a volte un fraintendimento colossale (quante volte ho sentito questi discorsi nei corridoi dei conservatori…): ovvero che la professione del pianista accompagnatore sia una sorta di ripiego, un piano B e un po’ sfigato rispetto al pianista “che ce l’ha fatta”, frequentatore di concorsi internazionali e sbaragliatore di sale da concerto.
Quella convinzione che “se so suonare un concerto di Beethoven, cosa vuoi che sia accompagnare un’aria di Verdi”.
Niente di più sbagliato!
E infatti, pletore di eccellenti pianisti crollano miseramente alla prima prova di accompagnamento o di esecuzione al pianoforte sotto direzione. A nulla servono gli anni passati a macinare Mazeppe e Appassionate nell’istante in cui il pianista deve sollevare gli occhi dalla tastiera e seguire il primo levare di un direttore in prova di sala. Le mani diventano due inutili blocchetti gelati, il respiro si mozza, gli occhi sembrano appannarsi e “nella testa ho un campanello che suonando fa din din”. Il direttore inizia a guardare il pianista in cagnesco, i cantanti sbuffano anche se in realtà sono felicissimi di aver trovato un eccellente capro espiatorio da mortificare e da usare come sacco da boxe per giustificare i propri errori. Sembra un racconto comico, ma vi assicuro che i pianisti che vivono questa esperienza sono la grande maggioranza di coloro che affrontano per la prima volta l’esperienza della tastiera in buca. A questo punto le opzioni sono due. Alla frustrazione iniziale subentra la voglia di rivalsa, la consapevolezza delle proprie qualità musicali e tecniche e ci si rimbocca le maniche, lavorando sodo per pareggiare (o almeno avvicinare) la propria competenza in ambito solistico a quella teatrale. Oppure la frustrazione si trasforma in disagio, paura, senso di inadeguatezza. E proprio questo tunnel di ansia e frustrazione che ho visto in diversi giovani e promettenti pianisti mi ha convinta a proporre dei corsi destinati a chi vuole intraprendere la professione di maestro collaboratore. Perché è vero che la migliore scuola rimane il teatro, ma sono anche convinta che alcuni aspetti della professione si possono e si DEVONO imparare.

Con mia grande sorpresa e un certo fastidio, mi sono accorta che molti maestri collaboratori sono gelosi dei propri “trucchi”, della propria posizione e conoscenze. E’ vero che la strada per tutti è tortuosa e difficile, e che chi ha sudato per guadagnarsi uno status non dovrebbe lottare con i denti per conservarlo. Ma sinceramente sono convinta che ci dovrebbe essere più rete tra chi lavora nell’ambiente teatrale e chi vorrebbe farlo, anche solo per estendere l’insegnamento della professione al di fuori delle mura dei teatri. Ritengo che si debba e si possa condividere la propria esperienza professionale, successi e insuccessi, scelte giuste e sbagliate, per poter guidare uno studente in un mondo così affascinante come quello del teatro. Aiutarsi e avere l’umiltà di continuare ad imparare dal teatro, dall’opera e dai propri studenti e collaboratori: perché penso che quel mondo in cui il “maestro” è un tuttologo e il direttore un depositario di saggezza indiscutibile a cui tutti debbano portare silenzioso e ossequioso consenso, sia fortunatamente finito.

[Margherita Colombo]

Dietro le quinte

Chi è l’ideatrice di Pianisti all’Opera

Margherita Colombo è direttrice d’orchestra, pianista, vocal coach e compositrice.

Si è diplomata in Direzione d’orchestra sotto la guida del M° Daniele Agiman presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano nel 2010 concludendo un brillante e variegato percorso di studi che comprende il Diploma in Pianoforte (M° Mario Boselli), il Biennio per Maestri collaboratori (M° Umberto Finazzi), il Diploma in Composizione (M° Fulvio Delli Pizzi), il corso triennale di Alto Perfezionamento pianistico dell’Accademia Musicale Pescarese (M° Paolo Bordoni), numerose Masterclasses in Italia e all’estero tenute da rinomati Maestri (Aldo Ciccolini, Joaquin Achucarro, Sergio Perticaroli, Jeffrey Swan). 

E’ attiva come direttrice d’orchestra presso diversi teatri in Europa; ha diretto la Gewandhausorchester di Lipsia, la Niederbayerische Philharmonie di Passau, la Loh-Orchester Sondershausen, l’Orchestra Nazionale dell’Opera di Tirana, l’Orchestra del Festival Puccini, l’Orchestra di Ticino Musica, l’Orchestra Rossini di Pesaro, i Musici di Parma e numerose altre orchestre e ensembles in Italia, Germania, Svizzera e Albania.
Ha inoltre lavorato in numerosi teatri come maestro collaboratore e maestro sostituto (tra gli altri si ricordano l’Opera di Lipsia, il Teatro di Nordhausen, Ticino Musica, il Teatro Donizetti di Bergamo, il Teatro Sao Carlos di Lisbona, i Teatri di Campobasso e Potenza, il Festival lirico di Casamari e Aslico). Ha inoltre ricoperto per tre stagioni il ruolo di 1. Kapellmeister (direttore d’orchestra stabile) del Landestheater Niederbayern in Baviera dal 2016 al 2019.

Tiene regolarmente corsi e masterclass per pianisti e direttori con particolare riguardo per l’opera e per la professione di maestro collaboratore, incoraggiando i giovani pianisti ad avvicinarsi al repertorio operistico con attenzione verso lo studio della partitura e del suono “orchestrale” anche al pianoforte. Tra le sue collaborazioni didattiche si annoverano il Salso Summer Class&Festival (PR), Umbria Classica Summer, Vacanze Musicali, l’Accademia Europea di Musica di Erba (CO)  e l’Università E-Campus.

Sul fronte compositivo, Margherita Colombo ha realizzato brani per voci ed ensemble (“Fiore lunare”, “Fanciulle che hanno pianto da poco”), musica da camera e sinfonica (“Possession”, “Quattro stagioni”, “Shahrazad”), coro (“Domina”, “Piccole liriche di mezza estate”, “Haiku”), pianoforte (una precedente versione di “Shahrazad”) e chitarra (“Studietti” e “Chimera”); si dedica inoltre con passione alla realizzazione di arrangiamenti e adattamenti di opere del grande repertorio per pubblico ed esecutori giovanissimi (tra i progetti più recenti si ricordano le sue rielaborazioni per orchestra giovanile ispirate a “Il flauto magico” e “West side story” per Vacanze Musicali e alcune rielaborazioni orchestrali per le orchestre giovanili de La Verdi di Milano, Kids e Junior Orchestra).

Ha iniziato il progetto Pianisti all’Opera nel 2013, spinta dalla passione per la divulgazione e la condivisione di interessi comuni: trovando la qualità e la quantità di informazioni relative al mondo dei maestri collaboratori insoddisfacente, ha aperto una pagina facebook e successivamente un blog dedicati a radunare i professionisti interessati a conoscere meglio il mondo del teatro musicale.


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Recensioni da Pianisti: una storia d’amore a Casa Verdi

“Parlo d’amor con me”
Vita e musica tra le mura di casa Verdi

di Paola Calvetti

Il libro che voglio proporvi oggi è una lettura fresca e poco impegnativa capace di regalare dei piacevolissimi momenti di svago in un’ambientazione insolita eppure tanto cara ai melomani e agli appassionati di musica in generale: Casa Verdi.
“Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio. Poveri e cari compagni della mia vita! Credimi, amico, quella Casa è veramente l’opera mia più bella.” Così Verdi si espresse in merito alla celeberrima casa di riposo per musicisti che Paola Calvetti utilizza come splendido scenario per la sua piccola opera: uno sfondo che, proprio come un palcoscenico, è allo stesso tempo cornice e protagonista della vicenda.

La protagonista Ada racconta con l’umiltà di una domestica la vita segreta fatta di ricordi palpitanti degli abitanti di Casa Verdi: la Piera, la Kimiko, la Luisa, tutti con l’articolo alla milanese perché bene o male dalla capitale della lirica ci sono passati tutti. Ada guarda e ascolta: ascolta le storie di vite meravigliose fatte di sipari e velluti, maschere e trucchi di scena, lampadari di cristallo e mazzi di fiori in camerino. Ma ascolta anche le voci di vite sul viale del tramonto, accarezza mani rugose e sorride a occhi luminosi e nostalgici che a volte faticano ad accettare la fine di un sogno dorato, spegnendosi nella dolce malinconia di un pianoforte chiuso da anni, o di un giradischi rotto.

“Parlo d’amor con me” è un libro piccino che si legge d’un fiato ma capace di lasciare tanto dentro di sé. Perché sebbene il racconto sia di fantasia, dietro i tratti di Piera, Ines o Enzo non è difficile riconoscere storie e vite vere, come i ringraziamenti finali infine confermano.

“Parlo d’amor con me” è acquistabile su Amazon a 6 euro in formato cartaceo (qui) o a 4,99 euro in formato Kindle (qui). Buona lettura!

Vi è piaciuto questo libro? Eccovi la nostra selezione di romanzi di Paola Calvetti!

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La Boheme: aspettando il Workshop (giugno 2019)

E’ iniziato tutto qualche mese fa. Quando mi è stato chiesto di tenere un Workshop a tema operistico dedicato a maestri collaboratori, cantanti e direttori d’orchestra, sono letteralmente andata in fibrillazione e il mio cervello ha iniziato a sparare fuochi d’artificio e coriandoli. Quante possibilità, quanti capolavori, quante idee possibili da mettere in pratica! Un mondo potenzialmente infinito mi si stendeva davanti, e presto ho dovuto ammettere il fatto che il primo, enorme problema da affrontare riguardava proprio questo: come riuscire a circoscrivere l’argomento e il target senza perdere la bellezza dell’idea? La parola “Boheme” mi è affiorata in mente quasi naturalmente, come se fosse lì ad aspettarmi da sempre: la storia eterna della gioventù scanzonata che sorride alla vita tra i tetti parigini nonostante le mille difficoltà è sempre stata nel mio cuore in modo istintivo fin dai miei primi passi nel mondo dell’opera.

Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malia,
che parlano d’amor, di primavere…
Che parlano di sogni e di chimere,
Quelle cose che han nome poesia.

La Boheme, un microcosmo eterno

Puccini sapeva di aver creato un piccolo miracolo. La sua continua insistenza sui dettagli del libretto al punto da esasperare Giacosa e Illica (“Ho sprecato più carta per poche scene di Boheme che per nessuno dei miei lavori drammatici!” commentava Giacosa), costretti a scrivere e riscrivere intere scene e a vedere cestinate senza riguardo ampie sezioni del lavoro, mostrano come il compositore avesse già ben chiaro in mente il mondo di Mimì e Rodolfo in tutte le sue sfaccettature, dall’angusta soffitta al chiassoso Quartiere Latino della vigilia di Natale.
Sebbene brani come “Che gelida manina” e “Donde lieta” indichino chiaramente chi siano i grandi protagonisti dell’opera, ascoltando la Bohéme proviamo inevitabilmente una sensazione di familiarità un po’ con tutti i personaggi e gli ambienti in cui si svolge la vicenda.
Ci immedesimiamo a turno in Marcello o Rodolfo, Mimì o Musetta; tutti noi abbiamo un amico chiassoso e spaccone come Schaunard, sicuramente in ogni compagnia di amici ci sono un brontolone misogino o un inguaribile romantico e con ogni probabilità abbiamo almeno almeno una volta nella nostra vita pensato di farla franca col padrone di casa inventandoci qualche scusa per non pagare l’affitto.
La Boheme siamo noi. L’ha vissuta Puccini stesso nei suoi anni giovanili e l’ha riversata nella sua musica, l’abbiamo vissuta noi stessi partendo per un Erasmus o affrontando con incertezza e incoscienza i nostri primi viaggi di lavoro, la vivranno i nostri figli qualunque strada prenderanno nella vita.
La Boheme non è soltanto una storia.
E’ una stagione della vita, un lampo di giovinezza, una parte importante della nostra memoria. Una parte che amiamo, talvolta visceralmente e inconsapevolmente, proprio perché volenti o nolenti sappiamo che ha una fine: Puccini ci sbatte in faccia con crudezza la fine più crudele, la morte silenziosa di Mimì che fin dal primo colpo di tosse si presagisce ma non si vuole ammettere.

Ho tante cose che ti voglio dire, o una sola ma grande come il mare.
Come il mare profonda ed infinita: sei il mio amore
e tutta la mia vita.

Workshop operistico a Trezzo sull’Adda

Sarà un weekend alla scoperta dell’opera per chi non la conosce e un approfondimento a 360 gradi su partitura, libretto e interpretazione per chi vuole sviscerarla più a fondo. Il corso si terrà a Trezzo sull’Adda dal 14 al 16 giugno accanto ad altri workshop (jazz, coro e violino) e si rivolge a maestri collaboratori, direttori e cantanti. Le lezioni mattutine saranno principalmente rivolte allo studio dello spartito e della partitura per pianisti e direttori, a cui si affiancheranno i cantanti nel pomeriggio. Non mancheranno momenti aperti al pubblico, tra cui si segnalano la conversazione musicale “Luoghi e affetti nella Boheme di Puccini” sabato 15 giugno alle ore 18 e il concerto dei migliori allievi del corso domenica 16 alle ore 21 presso la Sala degli specchi di Villa Crivelli.

Per chi volesse iscriversi al workshop o ricevere informazioni aggiuntive è possibile contattare il sito web del festival o inviare un’email a Pianisti all’Opera (pianistiallopera@gmail.com).

[Margherita Colombo]

Pillole all’Opera: Lavorare in Germania (3)

Il Maestro sostituto.

Bentornati per un nuovo episodio di Pillole all’Opera, la rubrica di Pianisti all’opera dedicata a chi vuole saperne di più sul mondo del teatro musicale.
Continuiamo il nostro viaggio in Germania, un Paese così vicino a noi eppure sotto molti aspetti molto diverso nell’organizzazione, gestione e visione del mondo operistico.

Oggi vorrei spiegare brevemente alcuni termini che spesso si leggono sui bandi di audizione che però non sono di semplicissima comprensione se non si mastica un po’ di tedesco. La premessa, abbondantemente ripetuta in vari post e articoli, è sempre la stessa: se si vuole lavorare in un teatro tedesco bisogna imparare la lingua perché il contatto umano e la comunicazione nel nostro lavoro sono fondamentali. Tuttavia una robusta dose di buona volontà e una dignitosa base di inglese possono essere sufficienti per cominciare ad addentrarsi in questo mondo certamente non facilissimo, ma capace di dare ai musicisti grandi soddisfazioni.

Iniziamo a sciogliere i dubbi su un parolone che spesso troviamo sui bandi destinati ai maestri collaboratori: Solorepetitor mit Dirigierverpflichtung.
Il Solorepetitor, come abbiamo visto nello scorso episodio, non è altro che un maestro collaboratore con una mansione prettamente rivolta al lavoro con i solisti dell’Ensemble. Dirigieren significa, com’è facile intuire, dirigere. Verpflichtung indica un obbligo. Come nei bandi per violino di spalla con obbligo di fila, ad esempio. Chi o cosa deve dirigere questo Solorepetitor? Principalmente le prove di regia.
Accade spesso infatti che il direttore d’orchestra responsabile del progetto si eclissi per un certo numero di prove di regia (per altre produzioni in corso ad esempio) e che il Korrepetitor designato lo sostituisca in prova fornendo un supporto importantissimo allo svolgimento del lavoro di regia. In pratica è quello che spesso in Italia si chiama Maestro sostituto (figura fondamentale nei teatri qualche decennio fa, adesso quasi scomparsa anche se nominalmente – e in qualche raro, fortunato caso anche nei fatti – è rimasta). Il Solorepetitor mit Dirigierverpflichtung deve avere, oltre che un’ottima base pianistica come qualunque altro Repetitor, competenze direttoriali che vengono accertate normalmente in fase di audizione con una piccola prova di direzione ed eventualmente concertazione con cantanti al pianoforte.
Spesso sul contratto del Repetitor viene specificato che tale posizione non dà diritto automaticamente a dirigere recite o ad avere la responsabilità musicale di uno spettacolo, anche se piccolo. Da contratto, oltre alle mansioni pianistiche che rimangono la parte principale del lavoro, c’è la direzione delle prove in assenza del direttore e, molto interessante soprattutto per i giovani pianisti/direttori alla prima esperienza, la direzione della musica di scena. Dirigere la musica di scena può essere molto gratificante o molto noioso, a seconda dell’opera che capita: può capitare di dover “dirigere” i rintocchi di campana di Rigoletto (nonostante il percussionista sia in grado di fare benissimo da solo mentre legge Topolino), ma capita anche di potersi godere degli assaggi di musica molto interessanti, a partire dalle bande di scena di Traviata e Rigoletto (spesso oggi purtroppo sostituite dal Tonband, ovvero una registrazione), ai grandiosi interventi di ottoni wagneriani (Tannhäuser, per dirne una) oppure dare attacchi da dietro le quinte a gruppi che per ragioni registiche hanno scarsa visibilità sul direttore (tra le mie esperienze più interessanti di qualche annetto fa ricordo volentieri la fanfara del secondo quadro di Bohéme suonata da una banda di Babbi natale che marciavano su un palco rotante, i cinque bambini non nati di Frau ohne Schatten troppo bassi per vedere bene il direttore in buca, la bellissima musica di scena di Peter Grimes nel retro-palco con un monitor minuscolo per coordinarmi col direttore in buca…).
A chi consiglio questo lavoro? Senz’altro ai maestri collaboratori con la passione o l’ambizione per la direzione: a questi ultimi suggerirei di affrontare questo lavoro non tanto nell’ottica di “scalare” la gerarchia del teatro, quanto per la possibilità di mettere su TANTO repertorio sia dal punto di vista pianistico che direttoriale. Anche se di fatto
con questo tipo di contratto l’orchestra la si vede poco o niente, non bisogna sottovalutare la grandissima opportunità in termini di tecnica ed esperienza che passare quotidianamente opere in sede di prova di regia fornisce.
Poi non è comunque detto che non si possa giovare di qualche piccolo “upgrade” interno al teatro: se il GMD ha avuto modo di apprezzare il lavoro del Solorepetitor mit Dirigierverpflichtung, non è affatto escluso di poter riuscire ad ottenere la direzione di qualche recita (Nachdirigat) o addirittura la direzione musicale (Musikalische Leitung) di un proprio spettacolo.

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(a cura di Margherita Colombo)

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Pillole all’Opera: Lavorare in Germania (2)

Il Korrepetitor

Ed eccoci ad illustrare più nel dettaglio come si svolge il lavoro di un pianista nei teatri tedeschi. Un’importante premessa: il sistema teatrale in Germania è organizzato in maniera profondamente diversa rispetto ai teatri italiani, dove generalmente la stagione (più o meno lunga, a seconda della disponibilità finanziaria del teatro) è una successione di produzioni nuove o riprese circoscritte in un arco temporale limitato. I teatri tedeschi solitamente prevedono una stagione annuale che va da settembre a luglio con un mese di pausa ad agosto: in questo lungo arco temporale il teatro lavora ininterrottamente alternando titoli di repertorio (in scena magari già da anni con la stessa regia, variando solo eventualmente i solisti) a produzioni nuove (Premieren), che verranno riproposte con numerose repliche durante tutta la stagione. Molti teatri di piccole o medie dimensioni prevedono una rotazione di opera, operetta, musical, prosa e balletto (Mehrspartentheater), dove il maestro collaboratore è solitamente chiamato a coprire tutte le necessità musicali di uno specifico settore (opera/operetta/musical, oppure balletto). Solo i teatri più grandi hanno la possibilità di separare l’opera dall’operetta: ad esempio a Lipsia la Oper Leipzig si occupa principalmente di opera, mentre operetta e musical sono affidati alla Musikalische Komödie (formalmente lo stesso teatro, ma praticamente due edifici e due team completamente diversi).

Quindi è importantissimo che il pianista che decide di fare un’esperienza in Germania sappia in quale tipo di teatro può andare a finire, altrimenti rischierà seriamente di annaspare in una miriade di produzioni di repertorio trovandosi a lavorare senza serenità e soprattutto trovandosi a studiare alla meno peggio decine di opere, spesso misconosciute
in Italia (repertorio tedesco, operetta…) e letteralmente crollare sotto una pressione lavorativa non indifferente.

Il maestro collaboratore in un teatro tedesco è il Korrepetitor, che può avere la qualifica di Solorepetitor qualora le sue mansioni siano collegate principalmente ai solisti dell’ensemble (e non, ad esempio, al coro del teatro che sarà affiancato da un altro Korrepetitor – a volte in realtà lo stesso maestro del coro al pianoforte), oppure di Ballettrepetitor nel caso specifico del maestro collaboratore per la danza, che, come avviene generalmente in Italia, non ha quasi mai a che fare con i cantanti e con l’opera, ma solo con la “Sparte” del balletto.

Il lavoro del Korrepetitor inizia molti mesi prima dell’inizio delle prove: a lui vengono infatti affidati i cantanti dell’ensemble nella preparazione dei ruoli per la stagione; inoltre accompagna le prove di sala, di regia, e se necessario suona gli strumenti a tastiera in orchestra ed è a tutti gli effetti un’importantissima spalla del direttore d’orchestra. Solitamente un teatro di medie dimensioni ha a disposizione almeno tre o quattro pianisti in modo che ci si possa alternare tra le varie prove senza impazzire – anche se nei periodi caldi può capitare di avere per le mani cinque o sei opere diverse (dare Korrepetitionen, ovvero coaching, a una Norina, una Donna Elvira e un Monostatos, fare le prove di regia di Tristan und Isolde, diteggiare Elektra, tenersi pronti per il Glockenspiel in Zauberflöte…).
Gli orari di lavoro sono un’altra importante variabile da considerare se stiamo pensando di trasferirci in Germania: si lavora per circa sette ore al giorno solitamente mattina e sera: un orario tipico è 10-14 e 18-21; le recite serali iniziano in genere alle 19.30 (tranne eccezioni wagneriane…se la durata raggiunge o supera le cinque ore si tende ad anticipare l’orario di inizio per evitare al pubblico una lunga maratona notturna!). Naturalmente capiterà qualche giornata più vuota, ma se stiamo parlando di un teatro di un certo livello, capiterà molto raramente. Non voglio spaventare i miei lettori, ma penso sia importantissimo sapere che la mole di lavoro richiesta in Germania è considerevolmente più imponente rispetto a quella che ci si aspetta di solito vivendo in Italia, non essendo abituati tranne rarissime eccezioni a ingranaggi teatrali così complessi e attivi.

Un consiglio? Non partite allo sbaraglio. Anche se non avete idea di quale sarà il vostro teatro d’approdo, non conoscete il repertorio della stagione e così via, tenetevi pronto un ventaglio di opere relativamente semplici ma da tirare fuori dal taschino all’occorrenza senza dover fare troppa fatica quando sarete bombardati da richieste di studiare Strauss o Wagner in poche settimane (se non giorni). Zauberflöte, Entführung, Fledermaus, Freischütz sono solo alcuni esempi che vi suggerisco di iniziare a mettere sotto le dita preventivamente, che tanto prima o poi in Germania vi capitano 🙂

Nel prossimo articolo si parlerà della stretta connessione tra suonare e dirigere: il Solorepetitor mit Dirigierverpflichtung.

(a cura di Margherita Colombo)

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Corso per Maestri Collaboratori “I Musici di Parma”

M° Margherita Colombo
marzo-giugno 2019
Accademia I Musici di Parma
Palazzo Berzieri, Salsomaggiore Terme (PR)

L’Accademia “I Musici di Parma” organizza il suo primo corso per Maestri collaboratori: una serie di incontri intensivi volti all’approfondimento del repertorio operistico dal punto di vista pianistico e la partecipazione alla preparazione di un’opera in collaborazione con le classi di direzione d’orchestra e di canto.
Accanto agli approfondimenti sulla tecnica pianistica e allo studio delle tradizioni esecutive e interpretative dei brani in programma, particolare rilevanza verrà attribuita al rapporto tra maestro collaboratore e direttore d’orchestra: oltre ad affinare la capacità di suonare sotto direzione, verranno affrontate nell’ambito del corso le tecniche direttoriali di base indispensabili al maestro collaboratore.

Il programma si articola seguendo il doppio binario di un percorso individuale (studio di un’opera intera o parti di essa a scelta dello studente) e collettivo: all’interno di ciascun incontro verrà affrontata una tematica specifica attraverso l’analisi e lo studio di alcuni brani proposti, tra cui la realizzazione e la direzione di recitativi accompagnati e brani d’insieme, lo studio delle tradizioni esecutive, il ruolo degli strumenti  tastiera nell’opera e, non ultima, la realizzazione di un’opera in collaborazione con le classi di direzione d’orchestra e canto (Suor Angelica di Puccini, che verrà proposta in forma concertante in un concerto pubblico con orchestra a inizio giugno).

PROGRAMMA

Puccini: “Suor Angelica” (in collaborazione con le classi di direzione d’orchestra e canto)
Una o più opere a scelta dello studente

o, in alternativa, brani a scelta tra i seguenti:

– Mozart: da “Le Nozze di Figaro”
recitativo e aria “Hai già vinta la causa”
recitativo e aria “E Susanna non vien”
recitativo e aria “Giunse alfin il momento”
recitativo e aria “Tutto è disposto”
Finale del secondo atto
– Mozart: da “Die Zauberflöte”
Finale n° 8
Aria n° 20 “Ein Mädchen oder Weibchen”
Finale n° 21
– Verdi: da “Rigoletto”:
Scena e duetto “Pari siamo / Figlia! Mio padre”
Quartetto “Un dì se ben rammentomi”
– Verdi: da “Trovatore”:
Scena, aria di Leonora e Miserere dalla parte quarta
– Puccini: da “Boheme”:
Quadro I dall’ingresso di Schaunard
Quadro II, Quadro III da “E’ Musetta che ride”
– Bizet: da “Carmen”:
Quintetto
– Stravinskij: da “The Rake’s progress”:
Recitativo e aria di Tom “Here I stand”
Aria di Tom “Love, too frequently betrayed”
Scena 3 con aria e cabaletta di Anne “No word from Tom”
Duetto “Well, then. My heart is wild with fear”
– Strauss: da “Ariadne auf Naxos”:
Aria di Zerbinetta “Grossmächtige Prinzessin”
– Strauss: da “Elektra”:
Maegdeszene (dall’inizio dell’opera a 32)

DATE DEL CORSO

1-3 MARZO
22-24 MARZO (Suor Angelica*)
26-28 APRILE
3-5 MAGGIO
17-19 MAGGIO
31 MAGGIO-2 GIUGNO (Suor Angelica*)

*in collaborazione con le classi di direzione d’orchestra e canto

COSTO DEL CORSO

700 euro
comprensivi di tassa di iscrizione a I Musici di Parma e quota di partecipazione agli stage

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI

Per informazioni e iscrizioni:

Carlo D’Alessandro Caprice
Telefono: +39 348 70 31 985
E-mail: direzioneartistica@imusicidiparma.it

Elisabetta Pe
E-mail: segreteria@imusicidiparma.it

Pianisti all’opera
E-mail: pianistiallopera@gmail.com

Margherita Colombo è direttrice d’orchestra, pianista e compositrice.
E’ direttrice d’orchestra stabile (1. Kapellmeisterin) presso il Landestheater Niederbayern con sede a Passau (Germania) dal 2017; in questo ruolo ha diretto numerose recite e concerti sinfonici alla guida della Niederbayerische Philharmonie nei teatri di Passau, Landshut e Straubing: tra le sue produzioni figurano “La Wally” di Catalani, “Ariodante” di Haendel, “Wiener Blut” e “Zigeunerbaron” Di Strauss, “Il mondo della Luna” di Haydn, “Man wird ja einmal nur geboren” di Lortzing, “Der Graf von Luxemburg” di Lehàr, “Der Vetter aus Dingsda” di Kunneke oltre a vari concerti sinfonici.
Nel 2018 è direttore ospite del Festival “150 Rossini” di Milano, per il quale dirige “La Cambiale di matrimonio” al Teatro Carcano (riportando la lirica in questo storico teatro dopo trent’anni) e al Teatro Coccia di Novara.
Ha diretto importanti orchestre tra cui spiccano la Gewandhausorchester di Lipsia in diverse produzioni dell’Opera della stessa città, tra cui “Pinocchio” di Valtinoni e “Papageno und die Zauberfloete” di Mozart; la Loh-Orchester Sondershausen in “Traviata” di Verdi, “Il piccolo principe” di Hoffman, “Prinzessin Anna” di Vinje e “Il piccolo Flauto magico” di Mozart. Ha inoltre diretto “Orfeo ed Euridice” di Gluck presso l’Opera Nazionale di Tirana (Albania), “Traviata” di Verdi al Teatro Filodrammatici di Milano, “Il signor Bruschino” e “La scala di seta” di Rossini a Milano e nei teatri di Lugano e Locarno (Svizzera). Tra le altre produzioni da lei dirette si ricordano “L’Histoire du soldat” di Stravinskij a Lipsia e Milano e “L’opera da tre soldi” di Brecht/Weill a Milano.

Margherita Colombo svolge parallelamente all’attività di direttrice d’orchestra un’intensa attività didattica per maestri collaboratori: il suo amore per l’opera nasce infatti grazie alla professione di maestro collaboratore svolta in Italia e all’estero con grande passione (Teatro Donizetti di Bergamo, Opera di Lipsia, Theater Nordhausen, Teatro Sao Carlos di Lisbona, Festival Lirico di Casamari, Pergine Spettacolo Aperto, Teatro Sociale di Como, Teatro Stabile di Campobasso, Teatro Sociale di Potenza); la consapevolezza che maestro collaboratore e direttore d’orchestra siano due tra le figure più complesse e importanti del teatro musicale, oltre che strettamente correlate, nasce dalla sua esperienza professionale ed è alla base dei suoi corsi e masterclass per pianisti e direttori.

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Pillole all’Opera: Lavorare in Germania (1)

AAA Lavoro cercasi

Cari Pianisti all’Opera,

Grazie per i messaggi di supporto alla pagina, mi fa molto piacere che le prime “Pillole” vi siano piaciute. Continuate a condividere con me le vostre  idee!
Come alcuni di voi sanno, da qualche tempo tengo dei corsi per maestri collaboratori in cui tra gli altri argomenti mi piace dedicare un po’ di tempo al tema della professione maestro collaboratore in Germania, data la mia recente esperienza come Solorepetitorin  (maestro collaboratore) prima e attualmente Kapellmeisterin (direttore d’orchestra) in terra teutonica. La curiosità degli studenti è tanta, così come spesso il timore di affrontare un percorso sconosciuto e impegnativo in un Paese straniero; ecco allora qualche Pillola per iniziare ad addentrarsi nel mondo del Korrepetitor senza paura!

La Germania è uno dei Paesi più ospitali per le professioni del Teatro musicale: non dico che sia facile trovare lavoro, ma se non altro è relativamente semplice reperire informazioni e capire come muoversi per iniziare a cercarlo. Online ci sono alcuni strumenti molto utili per farsi un’idea: trovo molto interessante consultare periodicamente Operabase, un imprescindibile punto di riferimento per gli spettacoli lirici in tutto il mondo; all’interno trovate un elenco esaustivo delle opere in cartellone in tutti i teatri europei e del resto del mondo, una lista dei teatri, degli artisti iscritti al sito e molte altre informazioni utili a comprendere al meglio la panoramica operistica internazionale. Utile sapere che la maggior parte dei direttori artistici e dei responsabili della ricerca di sostituti e artisti utilizza questo strumento per sapere quali artisti (cantanti, direttori, registi…) vanno in scena e dove.
Da ricordare che in Germania vige praticamente ovunque il sistema del teatro di repertorio: a seconda delle dimensioni del teatro, ogni stagione prevede un’alternanza tra Premieren (opere realizzate durante la stagione in corso generalmente da un team registico esterno – regista, scenografo, costumista; prime parti solistiche spesso Gäste, ospiti; direttore, maestri collaboratori e comprimari sono invece generalmente parte dell’Ensemble fisso del teatro) e Wiederaufnahmen, ovvero riprese di opere preparate in anni precedenti, spesso interamente affidate a membri dell’Ensemble, in caso di compatibilità vocale, in caso contrario il teatro si premurerà di cercare Gäste in grado di subentrare (einspringen) con pochissime (o nulle) prove: ecco l’importanza di un database imponente come Operabase per un teatro di repertorio.

Un sito che fin dai miei primi passi in Germania mi è stato di enorme utilità per trovare i primi contatti è Theapolis, a pagamento (circa 50 euro all’anno) ma molto completo e interessante. Qui, divisi per categoria di ricerca, vengono pubblicati tutti i bandi che i teatri tedeschi mettono a disposizione nella ricerca di personale: dai reparti amministrativi a quelli esecutivi, con un’importante sottocategoria “Musiktheater” che comprende i lavori disponibili per cantanti, pianisti, registi e direttori. Personalmente ho trovato quasi tutte le audizioni a cui ho partecipato grazie a questo sito, che consiglio a chiunque abbia competenze linguistiche adeguate e una seria intenzione di trasferirsi in Germania o Austria per lavorare in un teatro di lingua tedesca.

Infine vorrei segnalare un’importante istituzione tedesca che non tutti conoscono: la ZAV Künstlervermittlung, una vera e propria agenzia statale per il lavoro (Bundesagentur) che facilita l’inserimento degli artisti nel mercato teatrale tedesco. Attenzione, non si tratta di un’agenzia che procura lavoro in senso stretto, ma di una sorta di collocamento artisti che aiuta nella ricerca delle audizioni più pertinenti; è necessario inviare una candidatura completa di CV, link a video, eventuali lettere di raccomandazione e attendere un invito a presentarsi presso una loro sede a sostenere un’audizione – in caso di esito positivo la ZAV vi faciliterà la ricerca di audizioni in cambio di una commissione sullo stipendio – in caso ovviamente di superamento dell’audizione!

Spero che le Pillole di oggi vi siano state d’aiuto! Nelle prossime puntata parleremo delle differenze tra Korrepetitor, Solorepetitor, Studienleiter e affini!
Per domande, suggerimenti e proposte contattatemi come sempre tramite la pagina Facebook Pianisti all’Opera, il gruppo chiuso Maestri collaboratori: il camerino di Pianisti all’Opera o per email: pianistiallopera@gmail.com.

[Margherita Colombo]

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