Corso per Maestri collaboratori

Corso di Pianoforte (indirizzo Maestri collaboratori)
Accademia Musicale Europea, Erba (CO)
novembre-giugno 2019-2020
M° Margherita Colombo

CHE COS’È?

Si tratta di un corso destinato agli allievi di Pianoforte che desiderano approfondire la propria competenza nell’ambito dell’accompagnamento strumentale e vocale. Sono previsti diversi livelli a seconda del grado di preparazione tecnica dell’allievo:
– Corso Base
– Corsi di Specializzazione di I e II livello
– Corso annuale di perfezionamento (8 incontri mensili)

L’accompagnamento pianistico è una pratica entusiasmante e impegnativa che richiede elevate competenze pianistiche, conoscenza del repertorio e degli strumenti che si vanno ad accompagnare, competenze in campo vocale in caso di accompagnamento di cantanti, ottime doti di lettura a prima vista e una grande sensibilità musicale. Un buon accompagnamento è in grado di elevare qualitativamente la performance del solista, quindi è oltre che un fondamentale supporto artistico, un importantissimo tassello dell’interpretazione musicale complessiva.

CORSO BASE

Il corso è strutturato come un normale corso di pianoforte che mira a una formazione più completa e variegata dello studente in un’ottica professionalizzante con l’aggiunta di ore di laboratorio operistico, pratica guidata di accompagnamento nelle classi di strumento e canto e materie complementari essenziali alla maturazione artistica di un pianista accompagnatore (lettura a prima vista, lettura della partitura, tecniche di direzione e concertazione).

– Tecnica e repertorio pianistico adeguati alla preparazione pianistica dell’allievo
– Lettura a prima vista
– Fondamenti di lettura della partitura
– Pratica dell’accompagnamento strumentale

1 lezione settimanale di pianoforte (individuale)
1 lezione settimanale (individuale o collettiva) di materie complementari (lettura a prima vista, lettura della partitura)
2 lezioni mensili di pratica dell’accompagnamento (individuale o in collaborazione con le classi di strumento)

Costo: €150,00/mese  – lezioni: mercoledì

CORSO di specializzazione

Il corso è strutturato come un normale corso di pianoforte che mira a una formazione più completa e variegata dello studente in un’ottica professionalizzante con l’aggiunta di ore di laboratorio operistico, pratica guidata di accompagnamento nelle classi di strumento e canto e materie complementari essenziali alla maturazione artistica di un pianista accompagnatore (lettura a prima vista, lettura della partitura, tecniche di direzione e concertazione).

LIVELLO I – Specializzazione

– Tecnica e repertorio pianistico adeguati alla preparazione pianistica dell’allievo
– Lettura a prima vista
– Lettura della partitura
– Fondamenti di concertazione
– Pratica dell’accompagnamento strumentale
– Introduzione al repertorio operistico

1 lezione settimanale di pianoforte (individuale)
1 lezione settimanale (individuale o collettiva) di materie complementari (lettura a prima vista, lettura della partitura)
2 lezioni mensili di storia del repertorio (collettiva)
2 lezioni mensili di pratica dell’accompagnamento o laboratorio operistico

Costo: €250,00/mese – lezioni: sabato

LIVELLO II – Specializzazione

– Tecnica e repertorio pianistico adeguati alla preparazione pianistica dell’allievo
– Lettura a prima vista
– Lettura della partitura
– Tecniche di direzione
– Pratica dell’accompagnamento strumentale
– Pratica e repertorio operistico

1 lezione settimanale di pianoforte (individuale)
1 lezione settimanale (individuale) di materie complementari (lettura a prima vista, lettura della partitura)
2 lezioni mensili di tecniche di direzione (collettiva)
2 lezioni mensili di laboratorio operistico

Costo: €280,00/mese – lezioni: sabato

CORSO DI PERFEZIONAMENTO

Destinato ai pianisti già in possesso di competenze pianistiche elevate (diploma di pianoforte o triennio/biennio), si tratta di un pacchetto di otto incontri da due ore ciascuno a cadenza mensile (novembre-giugno) o personalizzata in base alle esigenze dell’allievo, compatibilmente con la disponibilità della docente e dell’Accademia. Il programma, interamente personalizzabile, viene concordato all’inizio del corso e può consistere in:
– preparazione di opere complete o parti di esse a scelta
– studio e preparazione di repertorio da audizione
– studio del repertorio basilare del maestro collaboratore

1 incontro mensile individuale (2 ore)

Costo: in via di definizione – lezioni: sabato

Info ed iscrizioniaccademiadimusica@libero.it – tel.: 031.626519
http://www.accademiadimusica.org/2019/10/12/10775/

L’arte dell’accompagnamento

Di teatro e di insegnamento: chiacchiere sparse

Sempre più pianisti scelgono la strada del maestro collaboratore o pianista accompagnatore, che dir si voglia. Le ragioni dietro a questa scelta sono molteplici e sicuramente riflettono un momento storico che stiamo attraversando: fare della musica la propria professione è un atto coraggioso, controcorrente e che richiede una buona dose di tenacia e adattamento. Sono purtroppo lontani i tempi in cui l’artista era acclamato, ricercato, studiato dal pubblico e dai critici: “fare il pianista” oggi può avere una miriade di sfaccettature che sono diventate parte della professione. Un pianista studia, ricerca, insegna, accompagna, improvvisa, fa crossover, classica, jazz, leggera, opera. I tempi sono cambiati e ritengo che sia ora di vedere questo mutamento come un arricchimento, non come una perdita.

Anche la professione del maestro collaboratore è cambiata. Una volta l’unico modo per apprendere il mestiere era, similmente al lavoro di un artigiano, “andare a bottega”: ovvero cercare di bazzicare i teatri non solo per ascoltare e ammirare un’opera, ma anche e soprattutto passando dalla porta sul retro e studiare l’ambiente delle prove, osservare i cantanti, carpire i segreti della direzione dai grandi maestri, per i più meritevoli accostarsi a un maestro collaboratore di sala o a un maestro sostituto e, nel migliore dei casi, sostituirlo in caso di necessità fino a raggiungere lo status di maestro collaboratore. L’opera la si imparava forse nel modo più bello, annusando l’odore delle assi di legno del palcoscenico, aiutando il capomacchinista a chiudere il sipario, annotandosi mentalmente i fiati e i tempi dei grandi cantanti e direttori e sognando da vicino i grandi duetti d’amore di Puccini o Donizetti.

Vista la crescente richiesta di “manodopera qualificata”, oggi molti conservatori dedicano maggiore spazio alla figura del maestro collaboratore, ritagliando corsi appositamente studiati per formare figure preparate ad affrontare il mondo del teatro d’opera. Purtroppo però non sempre i docenti provengono da quel mondo verso il quale vorrebbero proiettare i propri allievi: ne conseguono disinformazione, mancanza di accuratezza nella preparazione e – talvolta – studi di livello non adeguato.

Permane infatti a volte un fraintendimento colossale (quante volte ho sentito questi discorsi nei corridoi dei conservatori…): ovvero che la professione del pianista accompagnatore sia una sorta di ripiego, un piano B e un po’ sfigato rispetto al pianista “che ce l’ha fatta”, frequentatore di concorsi internazionali e sbaragliatore di sale da concerto.
Quella convinzione che “se so suonare un concerto di Beethoven, cosa vuoi che sia accompagnare un’aria di Verdi”.
Niente di più sbagliato!
E infatti, pletore di eccellenti pianisti crollano miseramente alla prima prova di accompagnamento o di esecuzione al pianoforte sotto direzione. A nulla servono gli anni passati a macinare Mazeppe e Appassionate nell’istante in cui il pianista deve sollevare gli occhi dalla tastiera e seguire il primo levare di un direttore in prova di sala. Le mani diventano due inutili blocchetti gelati, il respiro si mozza, gli occhi sembrano appannarsi e “nella testa ho un campanello che suonando fa din din”. Il direttore inizia a guardare il pianista in cagnesco, i cantanti sbuffano anche se in realtà sono felicissimi di aver trovato un eccellente capro espiatorio da mortificare e da usare come sacco da boxe per giustificare i propri errori. Sembra un racconto comico, ma vi assicuro che i pianisti che vivono questa esperienza sono la grande maggioranza di coloro che affrontano per la prima volta l’esperienza della tastiera in buca. A questo punto le opzioni sono due. Alla frustrazione iniziale subentra la voglia di rivalsa, la consapevolezza delle proprie qualità musicali e tecniche e ci si rimbocca le maniche, lavorando sodo per pareggiare (o almeno avvicinare) la propria competenza in ambito solistico a quella teatrale. Oppure la frustrazione si trasforma in disagio, paura, senso di inadeguatezza. E proprio questo tunnel di ansia e frustrazione che ho visto in diversi giovani e promettenti pianisti mi ha convinta a proporre dei corsi destinati a chi vuole intraprendere la professione di maestro collaboratore. Perché è vero che la migliore scuola rimane il teatro, ma sono anche convinta che alcuni aspetti della professione si possono e si DEVONO imparare.

Con mia grande sorpresa e un certo fastidio, mi sono accorta che molti maestri collaboratori sono gelosi dei propri “trucchi”, della propria posizione e conoscenze. E’ vero che la strada per tutti è tortuosa e difficile, e che chi ha sudato per guadagnarsi uno status non dovrebbe lottare con i denti per conservarlo. Ma sinceramente sono convinta che ci dovrebbe essere più rete tra chi lavora nell’ambiente teatrale e chi vorrebbe farlo, anche solo per estendere l’insegnamento della professione al di fuori delle mura dei teatri. Ritengo che si debba e si possa condividere la propria esperienza professionale, successi e insuccessi, scelte giuste e sbagliate, per poter guidare uno studente in un mondo così affascinante come quello del teatro. Aiutarsi e avere l’umiltà di continuare ad imparare dal teatro, dall’opera e dai propri studenti e collaboratori: perché penso che quel mondo in cui il “maestro” è un tuttologo e il direttore un depositario di saggezza indiscutibile a cui tutti debbano portare silenzioso e ossequioso consenso, sia fortunatamente finito.

[Margherita Colombo]

La Boheme: aspettando il Workshop (giugno 2019)

E’ iniziato tutto qualche mese fa. Quando mi è stato chiesto di tenere un Workshop a tema operistico dedicato a maestri collaboratori, cantanti e direttori d’orchestra, sono letteralmente andata in fibrillazione e il mio cervello ha iniziato a sparare fuochi d’artificio e coriandoli. Quante possibilità, quanti capolavori, quante idee possibili da mettere in pratica! Un mondo potenzialmente infinito mi si stendeva davanti, e presto ho dovuto ammettere il fatto che il primo, enorme problema da affrontare riguardava proprio questo: come riuscire a circoscrivere l’argomento e il target senza perdere la bellezza dell’idea? La parola “Boheme” mi è affiorata in mente quasi naturalmente, come se fosse lì ad aspettarmi da sempre: la storia eterna della gioventù scanzonata che sorride alla vita tra i tetti parigini nonostante le mille difficoltà è sempre stata nel mio cuore in modo istintivo fin dai miei primi passi nel mondo dell’opera.

Mi piaccion quelle cose che han sì dolce malia,
che parlano d’amor, di primavere…
Che parlano di sogni e di chimere,
Quelle cose che han nome poesia.

La Boheme, un microcosmo eterno

Puccini sapeva di aver creato un piccolo miracolo. La sua continua insistenza sui dettagli del libretto al punto da esasperare Giacosa e Illica (“Ho sprecato più carta per poche scene di Boheme che per nessuno dei miei lavori drammatici!” commentava Giacosa), costretti a scrivere e riscrivere intere scene e a vedere cestinate senza riguardo ampie sezioni del lavoro, mostrano come il compositore avesse già ben chiaro in mente il mondo di Mimì e Rodolfo in tutte le sue sfaccettature, dall’angusta soffitta al chiassoso Quartiere Latino della vigilia di Natale.
Sebbene brani come “Che gelida manina” e “Donde lieta” indichino chiaramente chi siano i grandi protagonisti dell’opera, ascoltando la Bohéme proviamo inevitabilmente una sensazione di familiarità un po’ con tutti i personaggi e gli ambienti in cui si svolge la vicenda.
Ci immedesimiamo a turno in Marcello o Rodolfo, Mimì o Musetta; tutti noi abbiamo un amico chiassoso e spaccone come Schaunard, sicuramente in ogni compagnia di amici ci sono un brontolone misogino o un inguaribile romantico e con ogni probabilità abbiamo almeno almeno una volta nella nostra vita pensato di farla franca col padrone di casa inventandoci qualche scusa per non pagare l’affitto.
La Boheme siamo noi. L’ha vissuta Puccini stesso nei suoi anni giovanili e l’ha riversata nella sua musica, l’abbiamo vissuta noi stessi partendo per un Erasmus o affrontando con incertezza e incoscienza i nostri primi viaggi di lavoro, la vivranno i nostri figli qualunque strada prenderanno nella vita.
La Boheme non è soltanto una storia.
E’ una stagione della vita, un lampo di giovinezza, una parte importante della nostra memoria. Una parte che amiamo, talvolta visceralmente e inconsapevolmente, proprio perché volenti o nolenti sappiamo che ha una fine: Puccini ci sbatte in faccia con crudezza la fine più crudele, la morte silenziosa di Mimì che fin dal primo colpo di tosse si presagisce ma non si vuole ammettere.

Ho tante cose che ti voglio dire, o una sola ma grande come il mare.
Come il mare profonda ed infinita: sei il mio amore
e tutta la mia vita.

Workshop operistico a Trezzo sull’Adda

Sarà un weekend alla scoperta dell’opera per chi non la conosce e un approfondimento a 360 gradi su partitura, libretto e interpretazione per chi vuole sviscerarla più a fondo. Il corso si terrà a Trezzo sull’Adda dal 14 al 16 giugno accanto ad altri workshop (jazz, coro e violino) e si rivolge a maestri collaboratori, direttori e cantanti. Le lezioni mattutine saranno principalmente rivolte allo studio dello spartito e della partitura per pianisti e direttori, a cui si affiancheranno i cantanti nel pomeriggio. Non mancheranno momenti aperti al pubblico, tra cui si segnalano la conversazione musicale “Luoghi e affetti nella Boheme di Puccini” sabato 15 giugno alle ore 18 e il concerto dei migliori allievi del corso domenica 16 alle ore 21 presso la Sala degli specchi di Villa Crivelli.

Per chi volesse iscriversi al workshop o ricevere informazioni aggiuntive è possibile contattare il sito web del festival o inviare un’email a Pianisti all’Opera (pianistiallopera@gmail.com).

[Margherita Colombo]