Suonare in orchestra non è pericoloso

I Wiener Philarmoniker lo hanno accertato con un esperimento pratico: suonare in orchestra non è più pericoloso di altre attività, in termini di diffusione aerea del virus, nemmeno nelle temutissime sezioni dei fiati.
La distanza maggiore percorsa dal fiato di uno strumento sono stati i 75 cm del flauto traverso: un’adeguata disposizione degli strumenti e particolari accorgimenti logistici potrebbero dunque dimostrare che non c’è ragione di perseverare nel pregiudizio secondo cui gli strumenti a fiato sono possibili veicoli di contagio.

Il portavoce dell’orchestra, Daniel Froschauer, ha ribadito che secondo questo esperimento sarebbe impossibile infettarsi tra i leggii. Ha aggiunto che l’installazione di pannelli di plexiglass tra gli strumentisti è fuori discussione: “Siamo i Wiener Philharmoniker. Siamo conosciuti nel mondo per le nostre prestazioni d’eccellenza: sarebbe per noi estremamente difficile mantenere questa reputazione, se costretti a suonare tra gabbie di plastica”.

Intanto all’Opéra du Rhin di Strasburgo le prove del coro dell’Opera sono ricominciate a sezioni: gli artisti del coro sono divisi da separé di plexiglass e indossano mascherine, così come il Maestro del coro Alessandro Zuppardo. Sicuramente non una condizione ideale per cantare, né per costruire il delicato equilibrio vocale necessario in un coro: ma probabilmente un modo simbolico per ricominciare. Si lavora su obiettivi diversi (pronuncia, ricerca individuale del suono, studio di pezzi nuovi), ma è sicuramente un piccolo raggio di speranza per tutti i teatri.

Uno dei maggiori nodi da risolvere, soprattutto dal punto di vista economico, è la questione del pubblico. Sempre a Vienna, molto criticata è stata la proposta di raddoppiare i turni di abbonamento per consentire al pubblico di assistere alle recite a posti alterni: “Una soluzione del genere non è assolutamente idonea dal punto di vista artistico”, afferma il direttore amministrativo Michael Bladerer.

Se pensiamo alla fatica fisica e mentale che la realizzazione di un’opera comporta per tutto il personale coinvolto, dai professori d’orchestra ai cantanti alle maestranze dietro le quinte, mettere in scena regolarmente due volte di seguito uno spettacolo è semplicemente impensabile. I concerti in streaming saranno davvero la soluzione? Speriamo ardentemente di no, o almeno che non sia l’unica.

Margherita Colombo

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