Leggendo di…Pianoforte

Oggi i nostri consigli per gli acquisti librari riguardano il Pianoforte! Lui è sempre lì. Elegantissimo, lucido o impolverato nella sua livrea bianca e nera, un fascicolo di spartiti ancora da leggere e una piccola montagna di opere in fase di studio. Suoniamo, studiamo per anni, poi magari succede che diventiamo altro, musicologi, direttori, cantanti, o semplicemente troviamo un lavoro diverso da quella passione che ci ha accompagnati per anni: ma il pianoforte è sempre lì, se non nella stanza, in un posto speciale del cuore.

Oggi voglio provare a raccogliere una lista di libri sul pianoforte, non necessariamente di pianoforte, ma in cui il pianoforte sia il vero e indiscusso protagonista. Ne esisteranno decine che non conosco, quindi vi chiedo di lasciarmi un commento o un link per aggiungere i vostri titoli ai miei!

  1. “L’arte del pianoforte” di Heinrich Neuhaus. Un testo immancabile sulla libreria di ogni pianista, sia per l’importanza storica del grande musicista, sia per l’estremo interesse di questa lettura sotto tutti i punti di vista, tecnico, stilistico e interpretativo.
  2. “Il demone della perfezione” di Roberto Cotroneo (disponibile anche in formato Kindle). Una magnifica biografia di Arturo Benedetti Michelangeli che ho appena iniziato a leggere anch’io. E’ davvero interessante, soprattutto perché le descrizioni accurate e vivide non sfociano mai nell’agiografia, come talvolta accade con i grandi del passato. «È nato un nuovo Liszt!» disse Cortot cogliendone la grandezza in un concerto a Ginevra. Ma non era semplicemente cosí. Con ABM era nato il genio che, nell’esecuzione, cercava l’assoluta limpidezza del suono, cercava… la perfezione. Narrando la sua storia e omaggiandone la figura, Roberto Cotroneo racconta la vicenda di un uomo che non è semplicemente riconducibile al ristretto ambito della musica classica. Nelle sue pagine, ABM è la porta su un mondo apparentemente perduto: quello della forza del talento, della perfezione, della disciplina e dell’intransigenza, virtú che appaiono oggi lontane, irrecuperabili. Per questo, Il demone della perfezione «è un libro sul genio ma è anche un origami, un esercizio di meditazione, uno studio di esecuzione trascendentale, per immergersi nella musica che possa aprirci gli occhi».
  3. “La valigetta dell’accordatore. La ricerca del suono perduto” di Angelo Fabbrini. Angelo Fabbrini si racconta in questo libro intrecciando emozioni e ricordi legati alla sua vita professionale e privata, ripercorrendo oltre sessant’anni di attività nel mondo dei pianoforti. Un continuo peregrinare tra paesi, teatri, salotti e laboratori, lavorando a fianco di grandi artisti e mettendosi sempre alla prova, perché in quel mondo tutto è perfettibile. Nel mondo della musica, e in particolare del grande pianismo internazionale, Angelo Fabbrini è insomma un vero mito. Molti dei più grandi virtuosi del pianoforte suonano solo sui gran coda da lui accordati, e spesso lo vogliono al loro fianco nelle loro tournées in tutti i paesi del mondo. E suo rapporto con i grandi artisti, talora di vera e propria amicizia, lo rende così la principale fonte di conoscenza non solo del mondo del grande pianismo internazionale, ma anche di alcuni dei suoi principali protagonisti, da Arturo Benedetti Michelangeli a Maurizio Pollini, da Krystian Zimerman a Andràs Schiff, da Alexis Weissenberg a Martha Argerich. Quanti segreti potrebbe rivelare Angelo Fabbrini, se solo lo volesse! Il lettore dovrà invece scoprirli da solo tra le righe di questo memoir. 
  4. “Chopin visto dai suoi allievi” di Jean-Jacques Eigeldinger. Qual era il modo in cui Chopin eseguiva la sua musica pianistica? Come la insegnava, come voleva che fosse suonata? Per rispondere a questi interrogativi l’autore ha lavorato per lunghi anni a setacciare ogni documento edito e inedito che recasse tracce indubitabili della volontà chopiniana, e a studiare tale documentazione in dettaglio, sotto tutti gli aspetti (contesto storico, culturale, artistico e umano) in cui essi vanno collocati per essere compresi a fondo. Il risultato di questo lungo studio è un libro in cui una scelta di testi originali provenienti da allievi, colleghi pianisti o compositori, amici e ascoltatori di Chopin è collocata entro una fitta rete di note che, per così dire, li fa parlare, li forza a fornirci informazioni nuove, ricche e imprevedibili che si compongono in un ritratto a tutto tondo di Chopin, della sua poetica, della sua tecnica e della sua didattica pianistica, delle tradizioni musicali a cui amava riallacciarsi, della sua etica della musica, della ‘prassi esecutiva’ che grazie a questo libro può dirsi la sua, e in fine della sua presenza concreta come essere umano.
  5. “Il pianista e la paura del pubblico. Come prepararsi alla performance e prevenire i vuoti di memoria” di Nicolò De Maria. Paura di esibirti? Vuoti di memoria, sudorazione delle mani, strani tic e tremolii in tutto il corpo? È questo che ti accade in pubblico o davanti ad una commissione o giuria? Che tu sia un giovanissimo pianista alle prese con i primi saggi o un più esperto musicista impegnato in esami, concorsi e concerti, questo libro allora è per te. L’autore prende spunto dalla principale letteratura pianistica per proporre un metodo di studio innovativo, accattivante e di immediata applicazione pratica, che mette al primo posto la pubblica esecuzione e riduce radicalmente l’ansia da palcoscenico.
  6. “Novecento. Un monologo” di Alessandro Baricco. Piccolo capolavoro da cui Tornatore ha tratto il film “La leggenda del pianista sull’oceano” nel 1998. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché.
  7. “Abbecedario di un pianista” di Alfred Brendel. “Questo libro è il distillato di quanto ho da dire, in tarda età, sulla musica, sui musicisti e su questioni relative al mio mestiere” dichiara Alfred Brendel, che, scegliendo la forma dell’abbecedario musicale – da “Accento” a “Zarzuela” -, rivela ancora una volta la sua duplice natura di musicista e acuto saggista, oltre a confermare la sua predilezione per l’aforisma e il frammento. Chi lo conosce sa che nei suoi scritti profonde riflessioni sui problemi dell’interpretazione musicale si alternano ad aneddoti, considerazioni sulla tecnica pianistica a sapide testimonianze sui rapporti ora idilliaci ora burrascosi con direttori d’orchestra e cantanti: e questo vademecum lo conferma. Qui tutto ruota intorno al pianoforte, “mobile dai denti bianchi e neri” che sotto le mani dell’interprete diviene “luogo di metamorfosi”, unico strumento che consenta di “evocare la voce umana nel canto, il timbro di altri strumenti, l’orchestra, l’arcobaleno o l’armonia delle sfere”. 
  8. “Un dito di troppo” di Alfred Brendel. Non un libro specificamente SUL pianoforte, ma questa raccolta di poesie imprevedibili, bizzarre e argute del geniale pianista è una piccola chicca che sono fiera di aver scoperto per caso in una libreria antiquaria. Ve lo consiglio!
  9. “Il pianoforte” di Ala Botti Caselli. Sono passati poco più di tre secoli dalla comparsa a Firenze dell’Arpicembalo “che fa il piano e il forte”, la geniale invenzione di Bartolomeo Cristofori nella quale si identifica il primo antenato del moderno strumento, eppure l’importanza del pianoforte nella storia dell’attività musicale umana non ha paragoni. Raccogliere in un solo volume la pluralità di storie e avventure artistiche e tecnologiche che questa impressionante macchina da musica ha generato è la sfida che un gruppo di prestigiosi studiosi e musicisti, coordinati da Ala Botti Caselli sotto l’egida della Società Italiana di Musicologia, ha affrontato in questo volume. La storia dello strumento nelle sue molte fasi e trasformazioni di carattere organologico, il suo ruolo nella società attraverso i tempi e nei diversi contesti geografici, le vicende della didattica pianistica, le differenti scuole e i grandi maestri, l’immenso repertorio del pianista, i percorsi della storia interpretativa, la rivoluzione del pianoforte jazz e la fenomenologia del pianista in carriera: a partire da queste vaste aree tematiche il libro intreccia le voci degli autori nel più ampio e approfondito excursus critico e storico mai dedicato al pianoforte nell’orizzonte editoriale europeo. Un manuale completo che rappresenta un forte gesto di fiducia nel valore e nel futuro dell’arte pianistica, dedicato a tutti coloro che per lavoro, per studio o per passione si confrontano con questo protagonista assoluto della vita musicale di ieri e di oggi.
  10. “Le grandi scuole pianistiche” di Piero Rattalino. Un volume fondamentale per comprendere il rapporto tra interpretazione e didattica attraverso l’evoluzione delle scuole pianistiche.
  11. “Principi Razionali Della Tecnica Pianistica” di Alfred Cortot e “Principi di tecnica pianistica” di Josef Lhévinne , per riflettere sulla tecnica pianistica partendo dalla pratica.
  12. E per finire, qualche romanzo in cui il nostro amato pianoforte è sempre in prima linea! “Amazone e la leggenda del pianoforte bianco” di Maxence Fermine. A Esmeralda, un piccolo avamposto della civiltà in piena foresta amazzonica, approda un giorno Amazone Steinway, un pianista di colore, con il suo pianoforte immacolato. Sconfitto ai dadi, Amazone perde il pianoforte, da cui non intende separarsi per nessun motivo, ed è costretto a fermarsi a lavorare nella taverna locale. “Il pianoforte segreto” di Xiao-Mei Zhu: Nel ’68, gli studenti manifestavano sventolando il Libretto rosso del presidente Mao. Nel frattempo, in Cina, la Rivoluzione culturale mieteva vittime proprio tra i giovani. Una di questi, al tempo studentessa di musica, decide pochi anni fa di ignorare l’insegnamento del padre, di «andarsene in silenzio, senza lasciare traccia», e raccontare invece la sua storia, e quella di un’intera generazione di giovani sottoposta a un diffuso lavaggio del cervello e convinta della giustezza di un’ideologia che li costringeva alla delazione e alla denuncia, oltre a togliere loro ogni libertà. “E Dio disse: scordati il pianoforte!” di Morley Torgov: Maximilian ha tredici anni e una sola passione: la musica. Ma nessuno, nella sua famiglia, è disposto ad assecondarlo… Amatissimo figlio e nipote, il ragazzo è però soffocato dalle attenzioni dei genitori e dei nonni: chi lo vorrebbe medico, chi avvocato o giudice o scienziato. Decide allora di ricorrere all’aiuto di due formidabili alleati: il giovane rabbino che ne sta seguendo la formazione religiosa – ma che coltiva segretamente l’ambizione di fare il comico – e il maestro di pianoforte, un tipo stravagante e anarchico di cui, in città, si mormora che sia una spia… “Nella casa del pianista” di Jan Brokken: 30 gennaio 1980. Jan Brokken rimane folgorato da un concerto: tutti gli studi di Chopin interpretati da Youri Egorov, astro nascente del pianoforte. Dalle prime battute riconosce in lui il talento che ogni giorno sente esercitarsi nella casa vicina. Divenuto amico intimo, testimone diretto della sua avventura artistica ed umana, bruciata in soli trentatré anni, Brokken racconta il grande pianista; il genio sregolato esule dall’Unione Sovietica che trova la fama ma non le radici nel libero Occidente; l’emblema del diverso in lotta con la solitudine. “La pianista di Auschwitz” di Susy Zail: Hanna ha quindici anni ed è una pianista di talento. È cresciuta in una famiglia ebrea della media borghesia ungherese, ma quando la città in cui vive viene rastrellata, dovrà conoscere insieme ai suoi cari gli orrori del campo di concentramento. Sua madre impazzirà dopo essere stata separata dal marito, e Hanna rimarrà sola con la sorella Erika ad affrontare un luogo agghiacciante e brutale come Auschwitz. Un giorno, però, le viene offerta la possibilità di suonare il pianoforte per il comandante del lager, una scelta sofferta per la povera ragazza. “Pianoforte vendesi” di Andrea Vitali: È la notte dell’Epifania, sera di festa a Bellano. Dal treno scende “il Pianista” – così chiamato per via delle sue mani lunghe e affusolate -, ladro di professione. Piove, fa freddo. Perlustrando le contrade nell’attesa della folla che assisterà alla processione dei Re Magi, il Pianista incappa in un cartello affisso su un vecchio portone: “Pianoforte Vendesi”. Incuriosito, dopo aver saputo che l’appartamento è disabitato e visto che il tempo non migliora, rovinando così la festa e soprattutto trattenendo nelle loro case le sue possibili prede, decide di entrare…

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[M.C.]

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