Due piccole Turandot

Recensioni:
TURANDOT La principessa di gelo – Nina Tanzi, Andrea Pulcini (Lemma Press)
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TURANDOT – Libro da colorare a cura di Lydia Easley, Carlene Easley, Gabriel Cortinas e Gaia Cortinas (Prinp Editore)

L’opera è per tutti, grandi e piccini. Ognuno legge nell’opera ciò che il suo mondo gli racconta: le Nozze di Figaro, ad esempio, rappresenteranno per un bambino una rocambolesca commedia in cui gli adulti si complicano la vita inutilmente, senza notare le mille sfumature maliziose e le implicazioni sociali che Da Ponte e Mozart hanno nascosto nel testo. In Elisir d’amore i più piccoli rimarranno affascinati da Dulcamara e rideranno delle sventure del sempliciotto Nemorino, senza cercare parallelismi con la società odierna. Nel Flauto magico l’eterna lotta tra Bene e Male, Luce e Oscurità sarà per i bambini evidente, al pari di una delle loro fiabe più amate.

Ma le altre opere?
Quelle in cui sangue, passione, amore e morte fanno ribollire ogni pagina infiammando gli animi degli ascoltatori? Certamente affrontare un’opera tragica senza turbare i sonni del giovane pubblico non è cosa semplice.
Ma recentemente ho avuto modo di constatare felicemente che molti autori stanno affrontando l’argomento con grande intelligenza e la complicità di piccole case editrici illuminate.

Nelle scorse settimane ho ricevuto due libri che vi raccomando molto volentieri, entrambi ispirati alla Turandot di Puccini, un capolavoro della letteratura operistica, ma non certo la storia più adatta a un pubblico infantile.
In modi diversi, sia la coppia Nina Tanzi-Andrea Pulcini che il team capitanato dalle sorelle Easley centra l’obiettivo, regalandoci due stupendi libriccini adatti a grandi e piccini.

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TURANDOT La principessa di gelo – Nina Tanzi, Andrea Pulcini (Lemma Press) racconta la trama dell’opera con cura e in ogni dettaglio, senza timore di addentrarsi nelle scene più cupe e raccapriccianti. Ogni pagina è affrontata con la lievità di una fiaba in cui le cose brutte sono narrate come nuvole di tempesta, eventi naturali che fanno paura ma non turbano. I personaggi sono presentati così come nell’opera, e come nell’opera fanno affiorare sentimenti contrastanti: il dolce calore di Liù, il temperamento audace di Calaf, la malinconia crepuscolare di Timur e l’algida e sovrannaturale aura di Turandot.
Le illustrazioni sono bellissime e magiche, tradizionali ma sicuramente gradite e rassicuranti per i lettori più giovani. I toni del blu che si stemperano per tutto il libro conferiscono alla narrazione quel caratteristico profumo notturno che contraddistingue Turandot. Consigliato dalle elementari in su.

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TURANDOT – Libro da colorare a cura di Lydia Easley, Carlene Easley, Gabriel Cortinas e Gaia Cortinas (Prinp Editore) è invece un gradevolissimo libriccino da colorare che svela al suo interno molto perfino più di quanto promette: la trama dell’opera è ridotta all’essenziale con brevi e concisi riassunti e citazioni in due lingue (italiano e inglese) che percorrono tutte le tappe fondamentali dell’opera intervallando le grandi illustrazioni fitte di motivi decorativi, vere protagoniste del libro. I disegni sono fiabeschi e stimolano la fantasia dei bambini, che potranno sbizzarrirsi a ricreare il lontano mondo orientale di Turandot con i colori. Insomma, un libro da colorare, una fiaba da leggere e rileggere, un compagno per i primi passi nel magico mondo dell’opera lirica e una lettura bilingue adatta a grandi e piccini: consigliato a tutte le età.

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Protagonisti all’Opera: Matteo Pagliari

 

Chi sei?
Sono un bambino che non vorrebbe crescere.
Sono un ingenuo sognatore idealista, che si intristisce e si arrabbia di fronte a cattiverie alle quali non mi rassegno ad abituarmi. Posso restare imbambolato per ore ad ascoltare il rumore del mare. Mi commuovo di fronte a un bel film o se ascolto quattro note di quelle giuste. Adoro i Beatles e la musica Ska, posso mettermi a ballare per strada se da qualche parte ascolto un ritmo bello tosto (dovresti vedere le facce di chi mi vede…) e le mie mani non stanno mai ferme se sento della musica…

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Perché sei diventato un direttore d’orchestra?
Non so perché, ma so che non poteva essere altrimenti. I miei compagni delle elementari, oggi, mi dicono che già allora ne parlavo. So però quando è stata presa definitivamente la decisione, ovvero vedendo e ascoltando il Concerto di Capodanno diretto da Karajan, nel 1987. Studiavo pianoforte da un paio d’anni, e vedendo quell’uomo, vecchio e quasi immobile, restai affascinato da un carisma unico. Pensai “voglio fare anch’io quella cosa lì”.

Definisci il tuo lavoro in tre parole.
È difficile, ma vorrei essere originale. Visto che spesso mi si dice “Ah, ma tu sei quello che muove la bacchetta lì davanti? tutto lì?”, ecco, forse le tre parole che mi chiedi potrebbero essere “Allora fallo tu!”.

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La partitura che ami di più?
Il mio autore è Brahms e mi muove sentimenti indescrivibili. Il “pezzo più bello del mondo” per me è l’Intermezzo in La maggiore op. 118 n. 2 e la sua partitura – che spero di dirigere presto – è la Serenata in Re maggiore op. 11.

Perché?
Non lo so… ma credo perché di fronte alla musica di Brahms riesco ad essere ancora totalmente privo di qualsiasi deviazione “professionale” e ascolto la sua musica per il puro piacere che mi dà. È l’unico autore che mi fa piangere con tre note e che mi fa sorridere con le successive tre…

Studiare musica oggi: sì, no, forse e perché?
La musica dovrebbe essere patrimonio di tutti, indipendentemente dal fatto che poi si arrivi a essere musicisti. Ho avuto molta fortuna, perché a 7 anni cantavo Palestrina in un coro di voci bianche, ma la maggior parte dei miei compagni di coro, che oggi fanno tutt’altro, riconoscono l’importanza di quell’esperienza per la loro formazione. Continuo a non capire perché sia normale che si conosca Caravaggio (e, anzi, che sia uno scandalo se qualcuno non sa chi sia), ma se chiedi a una persona chi è Berlioz e non lo sa, la risposta è “Beh, mica sono musicista!”. Soprattutto in Italia, “Paese della musica e dei musicisti”, dovrebbe essere normale che si insegni da subito, insieme alla Storia dell’Arte, alla Filosofia etc., anche la Storia della Musica. In fin dei conti i grandi musicisti attingevano dalle altre discipline umanistiche e dalle altre arti, ed erano grandi per quello.

Se fossi il personaggio di un’opera saresti…
Ho una passione per i ruoli baritonali, e per i personaggi buoni e un po’ (o molto) sfortunati. Ovvio, mi piacciono anche i ruoli buffi, ci mancherebbe, ma probabilmente se dovessi scegliere un ruolo da cantare domani, potendolo cantare, sceglierei Rigoletto. La sua anima buona, triste e tormentata, costretta nel corpo deforme di un uomo che per vivere non può far altro che coprirsi di ridicolo, il suo sarcasmo (che paga a caro prezzo), l’amore per una figlia che non riesce a proteggere dalla cruda malvagità della gente che ha attorno… mi piace, mi commuove e non smette di emozionarmi. Una scena tra tutte? Due parole, dopo il rapimento di Gilda, dette a Marullo, che Rigoletto credeva una persona fidata. “Ah, voi dormiste? Avrò dunque sognato”. C’è in quella frase tutta la delusione di un’amicizia spezzata, di un tradimento, una pugnalata alle spalle. Quanta attualità e quanta quotidianità in quelle parole…

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Se potessi incontrare un personaggio del passato, chi sceglieresti?
Uno fra tutti, Gesù. Gli vorrei chiedere tante cose.

Tenacia, sensualità, fantasia: cita tre artisti con cui hai lavorato che rispecchiano questi termini.
Gregory Kunde per la tenacia. Oltre che essere un cantante divino, è un professionista inappuntabile, dedito allo studio e alla sua preparazione, costantemente. È stato in grado, a metà della sua carriera, di trasformare la sua voce passando dal repertorio lirico leggero al repertorio da tenore lirico drammatico. Era un grandissimo Otello rossiniano, oggi è uno dei più grandi Otelli verdiani. Chapeau!
Patrizia Ciofi per la sensualità. Una donna affascinante, dolce e capace di trasmettere emozioni fortissime con un filo di voce. Oltre ad essere una persona divertentissima. Ho lavorato con lei solo una volta, era Tancredi, a Madrid. Quando cantava “E tu quando tornerai…?” scrivendo una lettera a Tancredi, ecco, avrei voluto essere il destinatario di quella lettera…
Il musicista più brillante, elegante, fantasioso, geniale e raffinato che io abbia mai conosciuto è, senza ombra di dubbio, Mario Fulgoni, che, oltre ad essere stato uno dei miei maestri quando cantavo nel coro misto, è anche un fenomenale didatta e un originalissimo compositore. Un musicista davvero incredibile e completo, che non ho mai esitato a paragonare a Bernstein per molti aspetti.

Grazie Matteo!
[Intervista esclusiva a cura di Margherita Colombo – Pianisti all’Opera]

 

Pianisti all’Opera

266117_405475426193603_1493708306_oQuesto sito nasce da una pagina Facebook alla quale continuerà ad appoggiarsi per la semplicità di condivisione delle notizie che un social per sua natura possiede.
Tuttavia da diverso tempo la pagina ha assunto sempre nuove sfaccettature, spunti, argomenti di discussione al punto che ho sentito la necessità di ordinare e tirare le fila in un unico luogo dove fosse facile reperire le informazioni.
Un archivio, ma allo stesso tempo un nuovo punto d’appoggio.

Benvenuti dunque sul nuovo sito dedicato ai Pianisti all’Opera!

Chi sono dunque questi misteriosi figuri? Siamo tantissimi, non necessariamente solo pianisti e a volte nemmeno musicisti: una cosa sola forse ci accomuna.
L’amore per l’opera lirica.
Tra i lettori della pagina figurano maestri collaboratori (i “pianisti all’opera” del titolo), direttori d’orchestra e di coro, concertisti, appassionati melomani, registi, cantanti e impresari: perché l’opera, da sempre, è un inestricabile crogiuolo di mestieri e persone, di arte e artigianato,di teoria e pratica, di intelletto e mani sporche.
L’opera lirica è di chi parla per citazioni e di chi sente gli accordi del cembalo dei recitativi durante normalissimi dialoghi quotidiani, di chi deve mordersi la lingua per non rispondere “Vedi? E’ tranquilla” quando qualcuno domanda “Come va?”, ma anche di chi ama ascoltare in silenzio lasciandosi trasportare verso mondi lontani dalla musica. Di chi crede che le uniche voci siano quelle dei Gobbi, Callas e Di Stefano, ma anche di chi stravede per le regie attualizzate. Di chi identifica l’opera con l’odore polveroso di un vecchio sipario di velluto e di chi osa sperimentare nuove tecnologie e strategie di comunicazione in teatro.

Ed è per questo che l’opera lirica è, e resterà sempre, una cosa viva e palpitante nelle mani di chi la fa e di chi la ascolta.

[Margherita Colombo]